Il dominio
ottomano
Dopo un tentativo di conquista da parte dei portoghesi (fine del XV
secolo) il territorio dello Yemen fu raggiunto prima dai Mamelucchi
e, nel 1517, dai turchi i quali, in breve tempo, occuparono l'intera
regione; nel 1635 essi furono scacciati dalle aree meridionali dagli
Zayditi i quali, posta la loro capitale ad Aden, governarono la regione
sino a quando, nel 1735, i signori locali entrarono nuovamente in
conflitto. Per contrastare la penetrazione del movimento wahhabita
(proveniente dall'Arabia) e i tentativi di conquista degli egiziani
di Mehmet Ali, nel XIX secolo l'impero ottomano cercò di ristabilire
il proprio dominio e, nel 1872, completò l'occupazione di tutta la
zona occidentale; quella meridionale, compresa Aden, nel 1839 cadde
in mano agli inglesi i quali, soprattutto dopo l'apertura del canale
di Suez (1869), svilupparono la città che divenne uno dei maggiori
centri di rifornimento di carbone sulla rotta per l'India.
L'indipendenza e la divisione
Dopo anni di ribellione, nel 1911 lo Yemen settentrionale ottenne
l'autonomia dalla Turchia e nel 1918 divenne indipendente sotto gli
imam zayditi; nel 1934 l'indipendenza del paese fu riconosciuta anche
dalla Gran Bretagna, che in cambio trasformò la zona meridionale in
protettorato e colonia. Nel 1945 lo Yemen del Nord fu tra i fondatori
della Lega Araba e, due anni dopo, si unì all'Organizzazione delle
nazioni unite (ONU). Nel 1958, sei degli stati sopravvissuti del sud
formarono, con il beneplacito inglese, la Federazione dell'Arabia
meridionale che già nel 1965 comprendeva l'intera regione. Nel 1962
un colpo di stato dell'esercito capeggiato dal colonnello Abdullah
al-Sallal, spodestò l'imam del nord, Muhammad al-Badr (da poco salito
al trono), e proclamò la Repubblica araba dello Yemen (RAY). Gli anni
seguenti (fino al 1967) assisterono agli scontri tra i monarchici,
sostenuti dall'Arabia Saudita (dove l'imam deposto aveva nel frattempo
formato un governo provvisorio) e dalla Giordania, e le truppe repubblicane,
appoggiate dall'Egitto. Malgrado i tentativi del presidente egiziano
Gamal Abdel Nasser e del re dell'Arabia Saudita, Faisal, di comporre
il conflitto, fu solo la sconfitta araba durante la guerra dei Sei
giorni contro Israele che portò dei cambiamenti all'interno della
RAY; alla fine del 1967 le truppe egiziane lasciarono il paese, ma
i contrasti interni non cessarono completamente. Nello stesso anno
anche gli inglesi, su pressione di un movimento nazionalista armato,
si ritirarono dalla Federazione dell'Arabia meridionale che, divenuta
indipendente, mutò il suo nome in quello di Repubblica democratica
popolare dello Yemen meridionale. Il Fronte di liberazione nazionale
(di stampo marxista-leninista), che aveva indotto gli inglesi ad allontanarsi
dal paese, divenne l'unico partito e il suo leader, Qahtan Muhammad
al-Shaabi, fu nominato presidente; nel 1969, tuttavia, venne sostituito
da Salem Ali Rubayyi che, ribattezzato il paese come Repubblica democratica
popolare dello Yemen (RDPY), procedette alla nazionalizzazione di
numerose proprietà straniere e stabilì forti legami con l'Unione delle
repubbliche socialiste sovietiche (URSS). |
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