Pasolini era un uomo
bifronte: da una parte era affascinante, aveva una voce
incredibilmente bella, la voce piu' bella che abbia mai
sentito, la voce di un angelo; dall'altra, accanto a questa
voce c'erano dei particolari repellenti, le mani per esempio,
fredde, sudate, non so, mi faceva una grande impressione
toccarle, poi aveva l'aspetto, io l'ho detto altre volte,
di una bellissima statua greca in bronzo caduta da un autotreno,
sull'autostrada e ammaccata, aveva qualche cosa di ammaccato,
di rovinato, pero' era un personaggio incredibilmente...
unico, io lo considererei. Io lo avvicino molto alla figura
di Caravaggio, anche per la fine. Secondo me c'è una forte
affinita' fra la fine di Pasolini e la fine di Caravaggio,
perche' in tutt'e due mi sembra che questa fine sia stata
inventata, sceneggiata, diretta e interpretata da loro stessi.
... Pasolini ha avuto una sorta di folgorazione, dalla pittura
antica, e quando ha approfondito questa sua, diciamo, curiosita'
ha trovato che la pittura antica puo' fornire una quantita'
enorme di spunti tipologici, formali, che lui ha tutti reinterpretati.
Ha guardato poi in modo particolare Rosso e Pontormo perche'
erano pittori dei quali avvertiva la sostanza agitata tipica
di un periodo di crisi, di transmutazione. Ha avvertito
soprattutto in Pontormo il dramma interno dell'artista solitario,
incompreso, omosessuale e in Rosso ha capito, non so pero'
fino a quale punto, il profondo divario fra le cose che
dipingeva e quelle in cui credeva. Secondo me Rosso e' un
pittore blasfemo, un pittore non dico ateo, ma per lo meno
molto scettico, che prende in giro anche le cose piu' sacre
della pittura. Io me ne sono accorto quando ho visto l'Ecce
Homo, cioe' il Cristo morto con gli angeli, oggi nel Museo
di Boston. ... Quella che fosse la religiosita' di Pasolini
non l'ho mai capita bene. Debbo dire che Pasolini, a mio
avviso, era profondamente cattolico, nel suo intimo; era
formato dall'Italia cattolica, quindi aveva un forte senso
del peccato, un forte senso della redenzione, un forte senso
della liberazione dal peccato e dal senso di colpa. Questo
secondo me era Pasolini. Io quando l'ho conosciuto, l'ho
incontrato piu' di una volta e ho avuto sempre l'impressione
di una persona profondamente toccata dal senso di colpa,
agitata, quasi tormentata, lacerata, ecco il vero termine
che si addice a Pasolini, lacerata, una persona che voleva
essere punita. Poi anche il culto della mamma, che era molto
profondo in Pasolini, tant'e' vero che la madre addirittura
mi sembra appaia come Madonna in un film che e' Il Vangelo
secondo Matteo.
Tratto dal programma televisivo Pasolini
e noi mandato in onda da Canale 5 nel 1995